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«L’opera d’arte è una liberazione, ma perché è una lacerazione di tessuti propri ed alieni. Strappandosi, non sale in cielo, resta nel mondo. Tutto perciò si può cercare in essa, purché sia l’opera ad avvertirci che bisogna ancora trovarlo, perché ancora qualcosa manca al suo pieno intendimento».

Roberto Longhi ha dato alla pittura la sua voce. Pasolini scrisse che l’uomo che veniva in aula, parlava da quella cattedra, e poi se ne andava, in un inverno bolognese di guerra del 1941, aveva l’irrealtà di un’apparizione. Eppure nulla di divinatorio o di estetizzante è nel suo stile, sempre inteso a restituire con fedeltà da “filologo” ciò che l’occhio vedeva. Soltanto un lucido, umile ascetismo di osservatore del moto delle forme. Storie di evasioni, riuscite o no, dalle chiuse dottrinali, Proposte per una critica d’arte è un documento strategico del metodo longhiano. L’andatura è leggera, a volo di uccello, come casuale, ma mai svagata. Si lascia indietro le parole della filosofia, inadatte ad esprimere cose che non sono nate come concetti: le opere dell’arte. E sulla strada diritta e sinuosa dei pittori fa i nomi dei poeti e dei prosatori piuttosto che degli storici più creduti. Ecco il rapporto aperto, inusitato, di arte e letteratura cui la critica di Longhi ancora corrisponde. Un dare e avere mimetico dall’estremo possibile della lingua in cui la parola reca all’immagine ciò che l’immagine custodisce della parola. Quel comune mistero dell’origine che non cessa di aver luogo ogni qual volta qualcosa diviene dicibile o visibile.

Roberto Longhi (Alba, 1890 – Firenze,1970) è stato uno dei maggiori storici dell’arte italiani. Docente di Storia dell’arte prima a Bologna (dove ebbe tra i suoi allievi Pier Paolo Pasolini) e, successivamente, a Firenze. Fondò e diresse riviste di straordinaria importanza come «Vita artistica» (con Emilio Cecchi) e «Paragone». Fu l’artefice della rivalutazione di Caravaggio al quale, nel 1951, dedicò una storica mostra. «Non vi è capitolo – scrive Gianfranco Contini – dei numerosissimi toccati da questo critico, che non sposti o integri radicalmente l’impostazione tradizionale, di modo che la storiografia oggi vigente della pittura italiana appare in buona misura lavoro suo». Tra le sue opere ricordiamo: Breve ma veridica storia della pittura italiana (1914), Piero della Francesca (1927), Officina ferrarese (1934) Giudizio sul Ducento (1948), Caravaggio (1952), Da Cimabue a Morandi: saggi di storia della pittura italiana (1978). Proposte per una critica d’arte è apparso per la prima volta sul n. 1 di «Paragone» (1950).

collana Scorciatoie

pagine 56
€ 9,00

ISBN 9788898779024

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